La cultura del trasformismo, inteso come “patto collusivo, elemento strutturale di un certo potere oligarchico che […] tende a perpetuarsi”, fu definita dal giornalista e storico Paolo Mieli “Il male peggiore in democrazia […] perché rende immortali i gruppi di potere”.
Si sarebbe mai potuto perpetuare un gruppo di potere che da tanti anni segna la storia politica di un paese senza il provvidenziale aiuto dei fieri ed idealisti avversari di ieri, subito convertitisi, per ragioni elettorali, a prodi alleati sotto le insegne del più fulgido trasformismo?
L’occasione per parlare di tale attitudine culturale e politica è rappresentata dalla recente elezione del difensore civico del Comune di Torregrotta : si tratta dell’ex assessore della scorsa Amministrazione avv. A. Pavasili (eletta con 8 voti su 15), successore del già consigliere avv. Rosa Nastasi eletto difensore civico dal precedente Consiglio (con 9 voti su 15).
E’ interessante quanto teorizzavano, contestando l’elezione dell’avv. Nastasi, i consiglieri Tita, Pinizzotto, Formica e Salvo (al tempo tutti consiglieri di minoranza) circa il nobile istituto del Difensore Civico : “Nel pieno rispetto del principio di imparzialità, l’elezione del Difensore Civico è una procedura che tutela e garantisce tutti i cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, se la scelta può essere operata unilateralmente dalla sola maggioranza politica di consiglio il quale normalmente sostiene l’Amministrazione stessa e che rappresenta la maggioranza (sic!) dei cittadini, ma non tutti essi? o meglio specificato: considerato che la pubblica amministrazione spesso commette abusi, ritardi e mancanze nei confronti dei cittadini, come possono questi ultimi avere la certezza di essere tutelati e garantiti con imparzialità da un difensore civico che può essere scelto, votato ed eletto dai soli componenti di maggioranza, escludendo a priori qualsiasi concertazione con le rappresentanze minoritarie?”
Il principio sopra espresso
è senza dubbio condivisibile : il difensore civico dovrebbe essere
eletto ricercando il maggior consenso possibile in seno al consiglio, trattandosi
di una figura che deve tutelare i cittadini anche e soprattutto rispetto
ad azioni amministrative illegittime.
La storia peraltro attenua una condotta parzialmente discutibile dell’allora
Maggioranza che, in ritardo con l’individuazione del difensore civico
ed a rischio di commissariamento (l’Amministrazione aveva già
ricevuto diffida dall’Assessorato competente), non fu in grado di
ottenere un allargamento del consenso.
Ricostruzioni storiche a parte, ciò che sorprende oggi è come la forza di un principio possa sfiorire al cambio di stagione politica !
Detti consiglieri (oggi in maggioranza), ad un anno esatto dall’affermazione del nobile principio sul difensore civico sopra riportato, hanno contribuito alla elezione del nuovo difensore civico con le stesse modalità che avevano criticato, senza alcun tentativo di coinvolgere il Consiglio nella sua interezza! Non si rileva peraltro l’esistenza di alcun motivo contingente che avrebbe potuto giustificare in tutto od in parte, come successe un anno prima, un "nuovo" deprecabile affossamento di quel nobile principio!
Né questa diversità di atteggiamento sarebbe spiegabile da una differente “caratura” del soggetto eletto nuovo difensore civico : non si può certo sostenere che un ex assessore rappresenti, di per se stesso, in forma presuntiva, garanzia di imparzialità tale da rendere trascurabile l'adempimento di quel nobile principio!
Stupisce inoltre, ma non troppo, come anche quei soggetti politici extraconsiliari ferocemente critici in occasione della sopra ricordata contestata elezione del difensore civico Nastasi, fino a sconfinare nel populismo invocando una pubblica elezione (!!!) del difensore civico, siano oggi silenti ed indifferenti!
La vera questione allora è la seguente : cosa orienta veramente il voto dei consiglieri e dei soggetti politici, a quale tipo di logica si informano i comportamenti dei soggetti politici qui a Torregrotta, che valore si dà ad alti principi solennemente richiamati, quando poi alla prima occasione viene tradito ciò che prima si era ardentemente sostenuto ?
Come si possono giustificare acrobatiche coalizioni costruite la notte prima della presentazione delle liste, con arditi inserimenti e trasferimenti come se si trattasse di semplici figuranti in una commedia grottesca dal finale conosciuto ?
Il risultato è infatti sempre lo stesso : Torregrotta è ferma da venti anni!
04/09/06 - opinionista@movimentoperilcambiamentotorregrotta.it
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